Diarrea da ansia: sintomi, cause e rimedi efficaci per fermarla

Capita a molti: una riunione importante, un esame, un periodo di preoccupazioni… e l’intestino sembra reagire per primo: la diarrea da ansia, o diarrea nervosa, è una risposta temporanea allo stress che accelera il transito intestinale e rende le feci più liquide. Non è una malattia, ma un modo in cui l’organismo “scarica” la tensione accumulata attraverso l’asse che collega cervello e intestino.

 

Quando siamo sotto pressione, il cervello attiva l’asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA), rilasciando ormoni come il CRH e il cortisolo. Questi messaggeri chimici stimolano cellule immunitarie chiamate mastociti, che rendono la barriera intestinale più permeabile: acqua ed elettroliti passano più facilmente nel lume, e possono comparire feci molli o urgenza evacuativa [1–4].

 

Nella maggior parte dei casi si tratta di episodi temporanei e reversibili, legati a momenti di forte attivazione emotiva, che si risolvono spontaneamente. Tuttavia, quando la situazione si prolunga o interferisce con la quotidianità, è utile adottare alcune strategie per calmare l’intestino e prevenire le ricadute.

 

Capitoli in questo articolo:

Le prime 5 mosse utili

Se la diarrea da ansia compare all’improvviso, ecco come aiutare l’intestino a ritrovare equilibrio:

  1. Reidratazione graduale: bevi a piccoli sorsi acqua naturale o, se necessario, una soluzione reidratante orale.
  2. Pasto leggero e calmante: preferisci alimenti semplici come riso, avena o patate, insieme a proteine digeribili come pollo o pesce bianco.
  3. Riduci stimolanti: limita per 12–24 ore caffeina e alcol, che possono aumentare la motilità intestinale.
  4. Respirazione diaframmatica: dedica 5 minuti, due o tre volte al giorno, a una respirazione lenta e profonda per favorire il rilassamento.
  5. Osserva i pattern: annota su un diario i momenti di stress, i pasti e la comparsa dei sintomi per 2–3 giorni: può aiutarti a individuare i trigger personali.

Questi semplici accorgimenti, se applicati con costanza, possono aiutare a ridurre l’intensità dei sintomi e migliorare la capacità dell’intestino di adattarsi alle situazioni di tensione.

Superata la fase acuta, è utile comprendere perché l’ansia abbia un effetto così diretto sull’intestino.

Perché l’ansia colpisce l’intestino? Il legame tra mente e digestione

Cos’è

Cervello e intestino comunicano costantemente attraverso un sistema complesso che coinvolge il sistema nervoso autonomo, gli ormoni e la risposta immunitaria. Sotto stress, questo asse regola il ritmo intestinale e la permeabilità della barriera, influenzando la consistenza delle feci e la sensibilità addominale.

 

Perché conta

Quando lo stress è intenso, il tenue assorbe meno acqua ed elettroliti, il transito accelera e il colon riceve un contenuto più liquido: ne derivano feci molli e urgenza [2]. Se lo stress persiste, la barriera intestinale diventa più permeabile e aumenta la reattività viscerale, cioè la sensibilità dell’intestino a stimoli meccanici e chimici [1,3,4].

 

Stress acuto e stress cronico: due facce della stessa medaglia

Lo stress non è sempre negativo: una certa dose di tensione può aiutare l’organismo a reagire e adattarsi. Tuttavia, quando lo stimolo diventa costante, il corpo può perdere questa capacità di equilibrio. L’intestino, in particolare, è uno degli organi che risente di più della differenza tra stress acuto e stress cronico, due condizioni molto diverse per durata ed effetti.

 

Due tipi di stress, due effetti diversi sull’intestino

Lo stress acuto e quello cronico influenzano l’intestino in modo diverso, soprattutto per la durata dello stimolo che li scatena.
Il primo si manifesta per minuti o ore, come prima di un esame, un colloquio o una presentazione.
Il secondo, invece, può protrarsi per settimane o mesi, ad esempio durante un periodo di forte carico lavorativo, l’assistenza a un familiare o preoccupazioni economiche persistenti [1–4].

 

Lo stress acuto: una reazione utile ma temporanea

Lo stress acuto è una risposta rapida e adattiva dell’organismo, nota anche come eustress. Serve a superare un evento circoscritto: accelera temporaneamente il transito intestinale e aumenta la permeabilità della barriera in modo reversibile, con un recupero completo in poche ore o giorni. In questo contesto, l’intestino risponde con uno “sprint” fisiologico che rientra spontaneamente quando la tensione si riduce.

 

Lo stress cronico: quando la risposta diventa disadattiva

Al contrario, lo stress cronico, o distress, è una risposta prolungata e disfunzionale. Mantiene a lungo elevati i livelli di cortisolo, alterando la motilità intestinale e indebolendo le tight junctions, le microscopiche “cerniere” che tengono unite le cellule della barriera. Questo indebolimento rende l’intestino più vulnerabile, rallenta il recupero e aumenta il rischio di ricadute, soprattutto nei periodi di stress continuo o non gestito in modo efficace.

 

I meccanismi

Lo stress coinvolge un complesso sistema di comunicazione tra cervello e intestino, che regola ritmo, sensibilità e permeabilità intestinale. Comprendere questa interazione aiuta a spiegare perché le emozioni influenzano la digestione.

 

Dal cervello all’intestino: la catena di segnali

Quando una persona è sotto pressione, il cervello attiva l’asse ipotalamo–ipofisi–surrene, che coordina la risposta allo stress. In questa fase viene rilasciato il CRH (ormone di rilascio della corticotropina), che agisce anche sull’intestino stimolando i mastociti, piccole cellule immunitarie della mucosa che funzionano come “sentinelle” difensive.

 

L’effetto dei mastociti sulla barriera intestinale

Una volta attivati, i mastociti rilasciano sostanze come istamina e proteasi. Questi mediatori modificano la struttura delle tight junctions, rendendole più “aperte”. In questo modo acqua ed elettroliti passano più facilmente nel lume intestinale [3,4], favorendo episodi di feci molli o urgenza evacuativa.

 

L’assorbimento di acqua e sali

Lo stress riduce la capacità dell’intestino tenue di riassorbire liquidi [2], accentuando la perdita di acqua e contribuendo alla sensazione di “pancia in movimento”. Questi cambiamenti, di solito temporanei, spiegano sintomi come crampi, borborigmi e stimolo improvviso all’evacuazione, che possono comparire soprattutto al mattino, quando il cortisolo è più alto.

 

Come ristabilire l’equilibrio

Nella maggior parte dei casi, i disturbi si attenuano spontaneamente quando lo stress diminuisce. Tuttavia, se la tensione si prolunga, l’intestino può restare in uno stato di reattività aumentata. Curare il sonno, mantenere un’alimentazione regolare e sostenere il microbiota intestinale — con una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati o con probiotici selezionati — può aiutare a ripristinare l’equilibrio  [1,7,8,10,11].
Tenere un diario dei sintomi aiuta a riconoscere i momenti o i comportamenti che scatenano i disturbi, facilitando interventi personalizzati.

Ma come si riconosce la diarrea da ansia nella vita quotidiana, e quando è opportuno consultare un medico?

Sintomi della diarrea da ansia: come riconoscerla e distinguerla

La diarrea da ansia, conosciuta anche come diarrea nervosa o emotiva, si manifesta con evacuazioni frequenti e feci più liquide che compaiono in momenti di forte tensione o preoccupazione. Non dipende da infezioni o infiammazioni, ma da come l’intestino reagisce agli stimoli dello stress. Comprenderlo è importante, perché aiuta a gestire il disturbo con maggiore consapevolezza e a evitare l’uso improprio di farmaci.

Quando i livelli di stress aumentano, i segnali nervosi e ormonali accelerano il transito e rendono l’intestino più sensibile. Il risultato è un ritmo più rapido, con crampi addominali, borborigmi, talvolta nausea o gonfiore. Gli episodi si presentano di solito prima o durante una situazione stressante e tendono a migliorare spontaneamente una volta terminata.

Per monitorare i cambiamenti del proprio transito intestinale, può essere utile uno strumento semplice ma affidabile: la scala di Bristol. Si tratta di una classificazione visiva che descrive la forma e la consistenza delle feci, suddividendole in sette categorie numerate da 1 (feci dure, tipiche della stitichezza) a 7 (feci acquose, tipiche della diarrea). Nei periodi di maggiore stress, è frequente osservare tipi 6 o 7, mentre il ritorno a tipi 3–4 segnala che la funzione intestinale sta tornando stabile. Tenere un diario dei sintomi, annotando i momenti in cui si manifestano e la loro intensità, può aiutare a individuare i fattori scatenanti.

Il ruolo del microbiota: quando lo stress cambia l’ecosistema intestinale

Nel tratto intestinale vive una popolazione di miliardi di microrganismi — batteri, lieviti e altri simbionti — che formano un vero ecosistema interno, il microbiota intestinale. Questo complesso equilibrio contribuisce non solo alla digestione, ma anche alla produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), come il butirrato, e al mantenimento di una barriera intestinale forte e funzionale.

 

Un ecosistema invisibile ma vitale

Il microbiota collabora con il sistema immunitario e con il cervello, comunicando attraverso l’asse intestino–cervello. Quando è in equilibrio, aiuta a regolare l’infiammazione, la motilità e persino l’umore. Ma questo equilibrio è sensibile e può cambiare sotto la spinta di diversi fattori, tra cui l’alimentazione, i farmaci e — in modo significativo — lo stress.

 

Come lo stress altera l’equilibrio microbico

Quando lo stress diventa cronico, l’organismo produce in modo prolungato ormoni dello stress e mediatori immunitari che modificano l’ambiente intestinale: cambiano la quantità di muco, il pH, la motilità e la permeabilità [1,3,4].
Questo porta a un habitat meno favorevole per i batteri benefici e più adatto a specie opportunistiche, una condizione nota come disbiosi.

In presenza di disbiosi, la mucosa intestinale diventa più reattiva e possono comparire sintomi come gonfiore, urgenza evacuativa o alternanza dell’alvo. Allo stesso tempo, si riduce la produzione di metaboliti protettivi come il butirrato, che nutre le cellule intestinali e aiuta a contenere l’infiammazione. Questi cambiamenti influenzano anche la comunicazione lungo l’asse intestino–cervello, con possibili ripercussioni sul benessere generale [1].

Come favorire un riequilibrio

Oggi non esistono ancora test di routine in grado di analizzare in modo clinicamente utile la composizione del microbiota: per questo la valutazione è principalmente clinica e basata sui sintomi. Tuttavia, alcune scelte quotidiane possono aiutare a rafforzare la flora intestinale e a sostenerne la stabilità nel tempo.

Una dieta ricca di fibre e alimenti fermentati può contribuire a migliorare la diversità batterica e a ridurre lo stress percepito [7]. Negli adulti sani, questo tipo di alimentazione favorisce anche una regolarità intestinale più stabile e una migliore risposta allo stress.

Accanto all’alimentazione, alcuni probiotici selezionati — in particolare quelli contenenti Lactobacillus, Bifidobacterium e Streptococcus thermophilus — hanno mostrato benefici sul benessere intestinale  in situazioni di stress [8]. È importante ricordare che il microbiota si riequilibra gradualmente: mantenere queste abitudini per almeno 4–8 settimane aiuta a consolidare i benefici e a costruire un equilibrio più duraturo.

Strategie efficaci per fermare la diarrea da ansia e riequilibrare l’intestino

Gestire la diarrea da ansia in modo efficace significa agire su più fronti: alimentazione, idratazione, abitudini quotidiane, gestione dello stress e supporto al microbiota. Gli approcci che combinano più strategie si sono dimostrati più efficaci e sostenibili nel tempo rispetto agli interventi isolati, perché affrontano le cause fisiologiche e psicologiche del problema in modo integrato.

 

Cosa fare nelle prime 24 ore

Nelle prime ore dopo l’insorgenza dei sintomi, l’obiettivo principale è stabilizzare l’intestino e reintegrare i liquidi persi. Bere spesso a piccoli sorsi e scegliere alimenti leggeri e semplici, come riso ben cotto, patate lesse o proteine facilmente digeribili (pollo, pesce bianco), aiuta a recuperare rapidamente. È utile ridurre temporaneamente caffeina e alcol, che possono stimolare eccessivamente l’intestino.

La respirazione diaframmatica, praticata per cinque minuti due o tre volte al giorno, contribuisce a ridurre la tensione addominale e a calmare la risposta allo stress. Anche il riposo regolare è parte del recupero: un sonno di buona qualità favorisce la stabilità dell’asse cervello–intestino e aiuta il corpo a ritrovare il proprio ritmo naturale.

 

Alimentazione e idratazione nei giorni successivi

Nei giorni successivi, è utile proseguire con una dieta semplice e bilanciata, privilegiando alimenti che aiutano a normalizzare la consistenza delle feci e a riequilibrare la flora intestinale. Le fibre solubili, presenti in avena, psillio e legumi ben cotti, trattengono acqua e rendono le feci più formate. Gli amidi digeribili come riso e patate forniscono energia facilmente disponibile senza sovraccaricare l’intestino. Anche le proteine leggere, come pollo, pesce bianco o tofu, contribuiscono a una buona digestione.

Chi tollera i fermentati con colture vive (come yogurt o kefir) può trarne beneficio, poiché favoriscono la crescita di batteri utili e sostengono l’equilibrio del microbiota. Sono invece da limitare, almeno nella fase acuta, gli alimenti troppo grassi o piccanti, i dolcificanti artificiali con effetto osmotico e le fibre insolubili come la crusca grezza, che potrebbero accentuare i sintomi.

Bere con regolarità è fondamentale: l’idratazione costante, anche tramite tisane leggere o brodi vegetali, aiuta l’intestino a recuperare il suo equilibrio. Segnali come sete intensa, urine scure o stanchezza marcata possono indicare una disidratazione da correggere con maggiore apporto di liquidi.

 

Gestione dello stress e routine quotidiana

Poiché la diarrea da ansia è strettamente collegata alla risposta emotiva, è importante integrare anche tecniche di rilassamento basate su evidenze scientifiche. Una recente revisione sistematica ha evidenziato che lo yoga non ha dimostrato benefici clinici significativi su sintomi gastrointestinali o ansia nei pazienti con IBS [9]. Al contrario, pratiche come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) e la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) hanno mostrato efficacia nel migliorare la percezione dei sintomi e ridurre lo stress percepito [10,11].

La CBT aiuta a modificare i pensieri disfunzionali e a ridurre l’ipervigilanza verso le sensazioni corporee, mentre la mindfulness insegna a osservare le reazioni fisiche ed emotive senza giudizio, favorendo un senso di controllo e di calma. Anche esercizi semplici come la respirazione diaframmatica o la respirazione box (4–4–4–4) possono ridurre la reattività dell’asse HPA e migliorare la motilità intestinale.

Un altro elemento spesso sottovalutato è l’igiene del sonno: mantenere orari regolari, esporsi alla luce naturale al mattino e limitare l’uso di schermi la sera aiuta a stabilizzare il ritmo circadiano, che a sua volta influisce positivamente sul benessere intestinale.

 

Supporto al microbiota con probiotici e dieta psicobiotica

Quando lo stress si prolunga, sostenere il microbiota con probiotici selezionati può essere un valido complemento alla dieta. Studi condotti su adulti sani hanno dimostrato che alcuni blend contenenti Lactobacillus, Bifidobacterium e Streptococcus thermophilus possono favorire l’equilibrio della flora intestinale [8].
Per ottenere benefici duraturi, è consigliabile assumere i probiotici preferendo ceppi documentati e formulazioni di qualità. I risultati non sono immediati, ma progressivi: la costanza è ciò che consente al microbiota di ristabilire un equilibrio stabile.

 

Piccoli accorgimenti da ricordare

Durante i periodi di tensione, conviene mantenere orari regolari per i pasti e non saltare la colazione, che aiuta a stabilizzare il metabolismo mattutino. Evitare l’eccesso di caffeina e limitare l’uso di fibre troppo “grezze” quando l’intestino è più sensibile può prevenire crampi e urgenza. Infine, è sempre consigliabile evitare l’automedicazione non controllata: alcuni farmaci sintomatici possono mascherare segnali importanti e ritardare una diagnosi corretta.

Quando la diarrea da ansia richiede un consulto medico

Nella maggior parte dei casi, la diarrea da ansia è una risposta temporanea dell’organismo allo stress e tende a risolversi spontaneamente. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è prudente rivolgersi al medico per escludere altre cause e ricevere una valutazione mirata. Riconoscere questi segnali consente di intervenire in modo tempestivo e sicuro.

Quando è bene chiedere un parere medico

Un consulto è consigliato se compaiono sintomi insoliti, intensi o persistenti, che potrebbero indicare una condizione diversa dalla diarrea funzionale legata allo stress. In particolare, è opportuno contattare il proprio medico in presenza di:

  • febbre elevata o sangue nelle feci

  • dolore addominale intenso o continuo, soprattutto notturno

  • segni di disidratazione marcata, come capogiri o urine molto scure

  • perdita di peso non intenzionale

  • comparsa dei sintomi dopo i 60 anni o peggioramento improvviso

  • familiarità per malattie infiammatorie intestinali o tumori del colon

  • diarrea notturna ricorrente

  • episodi che durano più di 72 ore o si ripetono per settimane

Questi segnali non significano necessariamente che vi sia una patologia grave, ma rappresentano indicatori di approfondimento clinico utili per capire se si tratta davvero di una diarrea funzionale da stress o di un’altra condizione che richiede trattamento specifico.

Cosa fa il medico durante la valutazione

La visita serve innanzitutto a raccogliere una storia clinica dettagliata (anamnesi) e a individuare eventuali fattori scatenanti o farmaci che possono contribuire ai sintomi. Se necessario, il medico potrà prescrivere analisi del sangue o delle feci per verificare la presenza di infezioni, infiammazioni o carenze nutrizionali. In questo modo sarà possibile distinguere tra cause organiche e funzionali e impostare un percorso terapeutico adeguato, personalizzato in base al profilo del paziente.

In attesa della visita

Nell’attesa, è utile mantenere una buona idratazione e seguire un’alimentazione semplice e leggera, evitando di assumere farmaci antidiarroici senza indicazione medica. Questi prodotti, se usati in modo improprio, possono mascherare i sintomi e rendere più difficile la diagnosi.

Dopo la valutazione, il medico potrà consigliare eventuali accertamenti o suggerire strategie preventive per ridurre le ricadute legate allo stress, aiutando a ricostruire un equilibrio intestinale stabile nel tempo.

FAQ

Domande Frequenti sulla Diarrea da Ansia
Qual è il legame tra ansia e diarrea?

La risposta allo stress (CRH–ACTH–cortisolo) attiva i mastociti intestinali, che aumentano la permeabilità e la reattività mucosale. In parallelo, l’assorbimento di acqua e sali si riduce e il transito accelera: compaiono feci liquide e urgenza [2–4].

La diarrea da ansia è “solo mentale”?

No. Lo stress nasce dalla mente ma produce cambiamenti fisici misurabili: mediatori immunitari, tight junctions più “lasche”, motilità alterata [1,3,4].

Quanto dura di solito un episodio?

Spesso ore o pochi giorni. Se supera 72 ore o si ripete per settimane, è consigliabile una valutazione medica.

Perché ho ansia e diarrea al mattino?

Il cortisolo ha un picco al risveglio. Se sono presenti anticipazioni ansiogene, l’intestino risponde in modo più reattivo e può comparire urgenza.

Pubblicato il 23 dicembre 2025

[1] Marwaha K, Cain R, Asmis K, Czaplinski K, Holland N, Mayer DCG, Chacon J. Exploring the complex relationship between psychosocial stress and the gut microbiome: implications for inflammation and immune modulation. J Appl Physiol (1985). 2025;138(2):518–535. doi:10.1152/japplphysiol.00652.2024. PMID: 39813028.

 

[2] Barclay GR, Turnberg LA. Effect of psychological stress on salt and water transport in the human jejunum. Gastroenterology. 1987;93(1):91–97. doi:10.1016/0016-5085(87)90319-2. PMID: 3582919.

 

[3] Vanuytsel T, van Wanrooy S, Vanheel H, Vanormelingen C, Verschueren S, Houben E, Salim Rasoel S, Tόth J, Holvoet L, Farré R, Van Oudenhove L, Boeckxstaens G, Verbeke K, Tack J. Psychological stress and corticotropin-releasing hormone increase intestinal permeability in humans by a mast cell-dependent mechanism. Gut. 2014;63(8):1293–1299. doi:10.1136/gutjnl-2013-305690. PMID: 24153250.

 

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[5] Chen Y, Chen X, Lin S, Huang S, Li L, Hong M, Li J, Ma L, Ma J. Effects of psychological stress on inflammatory bowel disease via affecting the microbiota-gut-brain axis. Chin Med J (Engl). 2025;138(6):664–677. doi:10.1097/CM9.0000000000003389. Epub 2025 Feb 18. PMID: 39965932; PMCID: PMC11925421.

 

[6] Ge L, Liu S, Li S, Yang J, Hu G, Xu C, Song W. Psychological stress in inflammatory bowel disease: Psychoneuroimmunological insights into bidirectional gut-brain communications. Front Immunol. 2022;13:1016578. doi:10.3389/fimmu.2022.1016578. PMID: 36275694; PMCID: PMC9583867.

 

[7] Berding K, Bastiaanssen TFS, Moloney GM, Boscaini S, Strain CR, Anesi A, Long-Smith C, Mattivi F, Stanton C, Clarke G, Dinan TG, Cryan JF. Feed your microbes to deal with stress: a psychobiotic diet impacts microbial stability and perceived stress in a healthy adult population. Mol Psychiatry. 2023;28(2):601–610. doi:10.1038/s41380-022-01817-y. PMCID: PMC9908549.

 

[8] Sato T, Honda S, Tominaga Y, Miyakoshi Y, Ueda T, Sawashita J. A probiotic blend improves defecation, mental health, and productivity in healthy Japanese volunteers under stressful situations. Heliyon. 2022;8(9):e10614. doi:10.1016/j.heliyon.2022.e10614. PMCID: PMC9520207.

 

[9] Yoga for irritable bowel syndrome: a systematic review and meta-analysis. Am J Gastroenterol. (Abstract redazionale: nessun beneficio su sintomi GI, ansia/depressione, qualità di vita nei pazienti con IBS).

 

[10] Kinsinger SW. Cognitive-behavioral therapy for patients with irritable bowel syndrome: current insights. Psychol Res Behav Manag. 2017;10:231–237. doi:10.2147/PRBM.S120817. PMCID: PMC5530860.

 

[11] Naliboff BD, Smith SR, Serpa JG, Laird KT, Stains J, Connolly LS, Labus JS, Tillisch K. Mindfulness-based stress reduction improves irritable bowel syndrome (IBS) symptoms via specific aspects of mindfulness. Neurogastroenterol Motil. 2020;32(9):e13828. doi:10.1111/nmo.13828. PMID: 32266762.