Fingerprint batterico: scopriamo “l’impronta digitale batterica” del nostro intestino

Hai sentito parlare di fingerprint batterico, ma vorresti saperne di più? In questo approfondimento facciamo chiarezza su quella che viene definita “impronta digitale batterica” e come contribuisce a distinguere ciascuno di noi in maniera univoca. Tuttavia, prima di parlare nello specifico di fingerprint batterico, occorre chiarire quanti microrganismi sono presenti nel nostro organismo e dove si trovano.

Quanti batteri “ospita” il nostro organismo?

Il nostro organismo è abitato da miliardi di batteri, funghi e virus con cui conviviamo pacificamente e che costituiscono il nostro microbiota. Si tratta di un numero di microrganismi davvero enorme e in gran parte sono batteri.

La microflora batterica di ciascun individuo, in particolare, è formata da più di centomila miliardi di cellule. Un numero strabiliante, ma ancora più eccezionale se si pensa che è dieci volte il totale delle cellule di un essere umano adulto. In altre parole il rapporto tra cellule batteriche e cellule umane per ciascun individuo è 10:1.

Dove si trovano questi batteri?

Circa il 70% dei batteri presenti nel nostro organismo colonizza l’intestino. Tale habitat ospita dalle 500 alle 1000 specie batteriche diverse, pari a una biomassa del peso di circa 2 kg: è a questa che si fa riferimento quando si parla di microflora batterica intestinale.

Cos’è il fingerprint batterico?

Sappiamo bene che ognuno di noi è diverso: per esempio siamo diversi per carattere e gusti. Tuttavia non tutti sanno che siamo diversi anche a livello di microflora batterica. Ogni persona, infatti, nel corso della propria vita, sviluppa una microflora batterica personale, unica, che la identifica proprio come accade con le impronte digitali.

Ognuno di noi ha quindi una sua personale impronta digitale batterica, o fingerprint batterico, diversa da chiunque altro perché determinata da singole variabili individuali. Le differenze nella composizione della microflora batterica di ciascun individuo sono determinate da tanti fattori tra cui l’etnia, il luogo in cui si vive, le abitudini alimentari e lo stile di vita.

Come si forma il microbiota intestinale di ciascuno di noi

La maggioranza degli scienziati ritiene che il feto si sviluppi in un ambiente sterile e la prima colonizzazione batterica del tratto digerente avvenga al momento del parto. Nel corso dei primi anni di vita, poi, a seconda del tipo di allattamento e dei cibi introdotti con lo svezzamento, si forma e si arricchisce il microbiota di ciascuna persona.

A cosa serve il microbiota intestinale?

I microrganismi presenti nell’intestino svolgono numerose funzioni importanti per il benessere complessivo del nostro organismo. Per esempio cooperano con il nostro sistema immunitario offendo una barriera contro i patogeni, ci aiutano ad assorbire e produrre nutrienti come vitamine e minerali carenti nella nostra dieta e rilasciano molecole utili per il benessere intestinale.

Disbiosi intestinale: quando l’equilibrio si rompe

Il microbiota intestinale, essendo costituito da cellule vive e dinamiche, può subire alterazioni. In condizioni normali, quando la flora batterica è in equilibrio, si parla di eubiosi, ma quando questo equilibrio si rompe si parla di disbiosi. La disbiosi, in particolare, è causata da diversi fattori, tra cui abitudini alimentari e stili di vita scorretti o l’utilizzo di antibiotici. La disbiosi intestinale è alla base di disturbi quali il gonfiore addominale, mal di pancia e alterazioni nella regolarità intestinale caratterizzate da diarrea o stipsi.

I probiotici entrano in gioco in caso di disbiosi intestinale, aiutando a ripristinare l’equilibrio della microflora batterica intestinale alterata. In particolare, un probiotico contenente ceppi di specie e generi diversi contribuisce a reintegrare i microrganismi mancanti e a contrastare la proliferazione di eventuali microrganismi potenzialmente dannosi.

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